Build a school in the cloud

lunedì 30 gennaio 2017

Leggo dall'Economist del 14 gennaio:

...Today robotics and artificial intelligence call for another education revolution. This time, however, working lives are so lengthy and so fast-changing that simply cramming more schooling in at the start is not enough. People must also be able to acquire new skills throughout their careers.

Unfortunately, as our special report in this issue sets out, the lifelong learning that exists today mainly benefits high achievers—and is therefore more likely to exacerbate inequality than diminish it. If 21st-century economies are not to create a massive underclass, policymakers urgently need to work out how to help all their citizens learn while they earn. So far, their ambition has fallen pitifully short.

The classic model of education—a burst at the start and top-ups through company training—is breaking down. One reason is the need for new, and constantly updated, skills. 

(per chi volesse continuare la lettura clikkare qui)

La conclusione è che avremo sempre bisogno di apprendere, non solo per migliorare la nostra posizione lavorativa ma anche per essere in grado di cambiare nel corso del tempo. Il fatto che la maggior parte di chi si dedica allo studio e all'approfondimento in carriere sia laureato e/o in possesso di un master, indica che la strada maestra da seguire è invogliare, fin da piccoli, le persone ad imparare.

Quindi, trovare sistemi di apprendimento che sfruttino la curiosità innata per farne il perno della crescita in modo tale che diventi la norma per chi si istruisce, il desiderio di andare avanti nella continua scoperta.
Non è questo il luogo per approfondire ma sono convinto che il sistema S.O.L.E. se ben gestito, offra tutte le possibilità citate sopra, perché rende i partecipanti protagonisti del loro apprendere e lo fa insegnando anche a gestire la ricerca delle informazioni sul web (problema fondamentale di cui scriverò in un post futuro)
Riccardo Lodi

sabato 21 gennaio 2017

Ieri sera abbiamo partecipato al Martin Luther King day. Giornata dedicata ad una sessione globale alla quale hanno partecipato i S.O.L.E. in giro per il mondo rispondendo ad una stessa domanda:

"How is a massively connected world different to the one we have now and different to the one Dr King was in 50 years ago?"

Nel nostro caso ho evitato il riferimento a MLK perchè mediamente ignoto ai bambini.
Le risposte sono state le più varie: a parte i riferimenti alle auto volanti (un classico), un gruppo di lavoro ha dato una risposta tranchant affermando che, se nei prossimi anni saremo sempre più connessi, in ogni caso nel 2200 il problema non si porrà più perchè l'inquinamento ci distruggerà.
Un'altro gruppo ha immaginato chip sottopelle che ci permetteranno di comunicare in qualsiasi momento con chiunque in qualunque luogo ma si correrà il rischio di utilizzare più la rete per le relazioni personali che il faccia a faccia.
Un altro gruppo ha visto le cose da un punto di vista utilitaristico immaginando l'uomo dedicarsi allo svago perchè tutti i lavori pesanti saranno fatti da robot comandati a voce.

Riccardo Lodi

mercoledì 18 gennaio 2017

S.O.L.E. Italia si prepara a partecipare alla prima giornata concordata con SOLE Central e i progetti nel mondo per rispondere tutti insieme alla stessa "Grande domanda" in occasione del "Martin Luther King day".

La domanda è: How is massively connected world different to the one we have now and different to the one Dr King was in 50 years ago?"

Essendo Martin Luther King un personaggio poco noto in Italia, la domanda verrà posta in questi termini:

"Oggi viviamo in un mondo nel quale siamo tutti connessi con i vari strumenti a disposizione. Quali trasformazioni porterà nel futuro questa connettività?

Link presentazione domanda da parte di Sugata Mitra

Riccardo Lodi

sabato 7 gennaio 2017

Sugata Mitra
 Sugata Mitra at one of his schools in the cloud, at Greenfield Arts, Newton Aycliffe, County Durham. Photograph: Murdo Macleod for the Guardian
The story of how Sugata Mitra put a computer in a hole in a Delhi wall at the end of the last century and how uneducated children used it to teach themselves all manner of things is now well known. So is the story of how Mitra’s work inspired the novel, Q&A, that became the film Slumdog Millionaire. But no government has taken more than a passing interest in his vision. Nor, although teachers have often tried his methods and reported miraculous results, have professional associations and university education departments responded with much enthusiasm. Seventeen years after Mitra conceived the idea that a computer could act as a kind of village well from which children could freely draw knowledge, the educational world treats him with deep scepticism.
So when I meet him over lunch at Newcastle University, where he is professor of educational technology, I intend to ask how he plans to get his ideas more widely adopted and what answers he has to critics who accuse him of “magical thinking”.
But Mitra launches into a speech about “what is happening to the world”. He says: “A generation of children has grown up with continuous connectivity to the internet. A few years ago, nobody had a piece of plastic to which they could ask questions and have it answer back. The Greeks spoke of the oracle of Delphi. We’ve created it. People don’t talk to a machine. They talk to a huge collective of people, a kind of hive. Our generation [Mitra is 64] doesn’t see that. We just see a lot of interlinked web pages.